Poesia di Libero de Libero

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Amici

Erano tanti gli amici
e senza notizie ognuno partì,
altri andare vedrò nella notte
che viaggia come un treno
e fiato non avrò per salutare.
La morte non ha simpatie,
fa come la luce col frutto,
acerbo maturo distrutto.
E il mondo quello non è:
che guardi dalla soglia goloso,
porta un volto la gente
e non più volto domani,
accade anche ai fiori nel vento.
Rondini morte sono gli amici
che danno piume alla mia luce
me il tempo farà
una secca effige e lontana.

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Poesia di Carlo Betocchi

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RITORNO A CAMPOBASSO

Su, pensaci bene; ricordati,
di qui sei passato, su questo
scalino corroso il piede ponesti,

c’era quell’alberello triste,
al crocevia, sulla fontana,
la ragazza col secchio, dalla bruna

testa rivolta nel bianco
cieco d’un’impavida rovina
muro, su, in un cupo spicchio

d’azzurro; e la rapida occhiata,
e quel picchio, ricordi? di bambino
che d’un ferro batteva lo scalino

e tu gli domandasti: – Non vai,
a scuola? – Aspetto mamma, disse,
che ancora non compra le scarpe.

Poesia di Simone Cattaneo

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Gli assassini marciano sicuri nelle strade,
le vittime sono state sterminate, ora forse inizieranno ad
uccidersi fra loro. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
Senti il petto salire in gola quando ascolti quella canzone,
rischi di schiattare vecchio compare, non hai più il potere di
una volta. Daremo una lezione a quei marocchini della stazione,
bimbo muscoloso dai succhiami tutto, ti verrò sul petto glabro ma
non sono gay, è un gioco di una sera nata stanca.
glio ancora una sferzata d’amore, voglio essere perseguitato
da te come un giocattolo rotto, fulmini in Gennaio
rischiarano Aprile e tutte le ossa trovano calore in Ottobre,
squarci sulla pelle senza nessuna cura, il mio corpo è uno
stagno profondo, lì si nasconde la balena bianca. Buttaci
monete e raccogli sassi per iniziare da dove si è arrivati: uomo nero.

È l’istante che è eterno di Piero Bigongiari

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È l’istante che è eterno: non ha fine
che fuor di sé; esplode nel suo interno
il segno, il sogno, di ciò che non è
il tempo, la cui aureola già si attenua.

Il vento che se fatto impetuoso
mescola fuoco e cenere, intriga
nel suo più ingeneroso antiattimo
il suo ormai impossibile riposo.

Sono qui, tu gli gridi, sono qui,
i nidi sono pieni degli implumi
che attendono le ali tra i barlumi
della tempesta. È ciò che di me resta

degli istanti fatali di una festa
racchiuso nei suoi numeri immortali.
Il piede già non calpesta le orme
della sua ultima mutazione.

Tutto dorme, anche la felicità
in questo tramutarsi delle forme
nella loro forse ultima realtà.

22 settembre 1997

Poesia di Pietro Tripodo

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Solitudine scende o nell`autunno

Solitudine scende o nell’autunno
vediamo gli anni della nostra vita
o splende inverno che il florido tempo
cancella, non dissimili da foglie
di platani siamo o dall’incedere
avvinto di quelle stagioni eguali
e anche così contro la riva frangono
once di tempo e sabbia le correnti.
In acque limpide i paterni sogni
ripercorro, nei mari perigliosi
che sempre l’uno nell’altro si versano
ora ch’è presto, barche variopinte
alla scogliera celeste degli anni
non sommessi alla giustizia del tempo.
Purpurei addii l’autunno distilla
come le ere la sabbia intempestiva
che svelta colma età d’uomo e sconfitte.

Poesia di Giuliano Goroni

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VIVE D’ASCOLTI, IL PAESE TRA LE CASE

Vive d’ascolti, il paese tra le case,
quasi un firmamento cui nessuno
più concede il proprio stupore
e fin dai primi lampioni mi viene
chiedendo scusa dei suoi ricordi,
vuole essere capita ogni apparenza
e un alveare di chimere vere,
dietro il dispettoso sangue, intimo
e lontano, del doppio filare
delle finestre accese. In quel poco
tinnire di faccenda, nell’agile
dovizia verde del maggio, del tiglio,
che più uno fa, quel solo presente e
più ombra, i muri, donano ai muri.

Poesia di Nedda Falzolgher

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La terra

Ti ho respirata con l’alba
per non destarmi sola,
e ti ho chiamata nelle notti amare,
sorda di pietre e giovane di stelle
sotto il cielo che scende e non consola.
Ho veduto nel mio pianto infantile
tutti i colli velarsi e lontanare;
ho udito cantare gli uomini
per non sentirsi morire.
E la mia carne ti ritrovi,
o benedetta nei fiori e nei rovi,
terra, unico amore.

Poesia di Janet Frame

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Piccolo addio

Quando scriviamo lettere d’addio
siamo portati a dire
perché l’abbiamo letto
o sentito dire
o conosciuto qualcun altro che è andato via
che i piccoli dettagli assidano la memoria.

Nel ripostiglio all’angolo dell’occhio
nel retro dello sguardo
che si affaccia sul giardino di ieri
chi può davvero dire
cosa verrà affogato nella naftalina
o nell’antitarme per evitare
che la memoria si vada ad assopire?
L’unica cosa che posso dire
avendo sentito parlare un fantasma in Shakespeare
è, se tu fossi Amleto e io il fantasma di tuo padre:
— Ricordati di me.

Poesia di Libero de Libero

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Per un cupo balletto

Ombra non è chi alle sbarre mi ferma
del sonno, non è fiume chi scintilla
nell’abbraccio che mi spinge al precipizio
d’una scala, lo scampo è nella stretta
che mi avvita e svita al perno del suo affanno.
Sale affranta dai petti una marea
e alle spalle straripa con un tonfo
di tibie, frana cupo il balletto
nell’urto d’una fiamma che noi squaglia.
Non v’è sconfitta che non sia vittoria,
il trionfo è sempre di chi mi rinchiude
dentro una stanza furente di cani.

Poesia di Lucio Piccolo

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sebbene tu cerchi che la tua stessa
fugacità sia l’arpa, il flauto, il ruscello,
sai che su la fronte è il segno
di una malinconia senza fine;
e se l’aria della notte che avanza
scioglie la maggiorana, i mirti,
il chiaro calice della datura
in fumo umido di fragranza,
sai che la favola sboccia,
poco dura, s’allontana,
e l’amaro e dell’ultima goccia.
Anche se il disperso ritrova
il confine, il lume notturno, il riposo,
anche se il tumulto gioioso
delle campane irrompe
nell’aria della sera,
e la corona da le gemme invernali
dolce sì curva a la primavera dei bianchi sponsali.
Ora su le colline oscure, su le curve dei monti
le terse cinture, le cacce di scintille
prende il primo scoramento che poi trascolora,
e saranno in fondo a le valli, brusio, brina,
all’eriche sonaglio di stille che vapora,
breve fluire di fonti che l’erba disperde,
che la terra densa ai raggi caldi beve

Poesia di Simone Cattaneo

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Non so se discutere di transazioni politiche o di ballerine
dalle teste bollite, Allah è proprio una merda, il santo padre
è un maiale che adora una scimmia crocifissa, maometto è
un impotente, gesù andava a troie, si è sposato con la Maddalena
e se ne sono scappati in Australia. Sulla mitria del papa è
disegnata una svastica, sgozziamolo il maiale, i musulmani si inculano
le capre e poi vanno tutti contenti nelle loro moschee del cazzo,
imam sono analfabeti e non vestono Prada né Cavalli, i preti
sono pedofili pompinari. Le guerre sono causate sempre da quei
bastardi giudei. Gli ebrei vanno sterminati, l’olocausto è una menzogna
sionista, le lobby ebraiche governano il mondo.
Ma il 9 luglio 2006 l’Italia è diventata per la quarta volta
nella sua storia Campione del Mondo di calcio. Basta e avanza.

…nel verso della poesia…

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(immagine di luciana riommi) Quindi si passeggiava con le foglie tra disimpegni grafici di strada voci lunghe dalle finestre alte e sogni di selciato. Tu diramavi pagine strappate certamente sequoia in altra vita quando la via è di sera e il mio frugare sembrava un volo sceso senza vento. Tu mi dicevi “stupido!” strisciante […]

via piccole variazioni senza vento — scrivere per immagini

Poesia di Giuliano Goroni

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VIVE D’ASCOLTI, IL PAESE TRA LE CASE

Vive d’ascolti, il paese tra le case,
quasi un firmamento cui nessuno
più concede il proprio stupore
e fin dai primi lampioni mi viene

chiedendo scusa dei suoi ricordi,
vuole essere capita ogni apparenza
e un alveare di chimere vere,
dietro il dispettoso sangue, intimo

e lontano, del doppio filare
delle finestre accese. In quel poco
tinnire di faccenda, nell’agile

dovizia verde del maggio, del tiglio,
che più uno fa, quel solo presente e
più ombra, i muri, donano ai muri.

Le parole dell’amore non hanno superficie di Piero Bigongiari

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Il vento non si bagna in cima al mare
il vento azzurro non vuol diventare
verde, ingrommarsi, tergersi diverso
di verso in verso.
Ma le statue di sale che si voltarono
ora guardano il cosmo che non torna
caos ai loro occhi, se le fiamme

della bella città erano amore.
Mare asciutto… Ah staccarsi dal proprio essere
dove esso è più sottile, laminato

tra due bandiere: recto e verso, notti
e albe: le ere si congiungono
per disgiungersi, le ingiunzioni sono

le parole ora stesse dell’amore
da non gettare in aria, non potrebbero
tornare, il mare e il vento non si fondono,
o vuote, sopra il palmo alto del cuore,
moneta non impressa, non spendibile,
impronta cancellata dal suo fuoco.

L’alba di Piero Bigongiari

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Ho visto uccelli strani, nevicate impossibili,
il cuore pesticciare disarmato la tundra,
ho sentito nocchi di sguardi scendere, grandinate
di sguardi mettere in forse il suo raccolto,
le ore essere uguali al loro contrario,
il tempo lento a percorrersi come un tappeto troppo lungo
– e là chi ti attende? non puoi vederlo… un’ombra scarlatta –.

Ho inteso il mare parlare da solo
quasi non avesse naufraghi su ogni riva,
ho visto bambini medicarsi ferite atroci, andare senza gambe,
guardare senz’occhi, chiedere senza lingua,
implorare una madre rivolti a una roccia,
ho visto un fiore che sboccia affrettare il tempo
ma renderlo infinito un sasso che precipita.

Ma tu che non trattieni il tuo stesso riscatto
e quanto ti completa renderlo quanto ti mutila,
che sei quello che volevi essere e non sarai mai,
cuore in palma di mano o dentro l’abisso schivo d’un sorriso,
se io vivo accanto al precipizio del tuo sangue
ogni colore finisce nel bianco, mosso il proprio spettro,
quel dolore non scompartirlo in felicità troppo sole.

Sole in palma di mano, sole che scende l’abisso
circospetto, e trova ciuffi d’erba, alberi nella nebbia,
chiome addormentate, un pensiero per capello,
basta cercarvi, scendere, risalire, abbandonata la circospezione,
la città dorme, il fango addensa il proprio siero,
butta la lenza il pescatore mattiniero
entro un’acqua che non può fermarsi se contiene, né divide, la vita.