Poesia di Diego Valeri

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GLI UCCELLI VERDI di Diego Valeri

Perché fa bello, perché non c’è vento,
uccelli verdi possono stare
cheti sui rami, senza cantare,
come foglie che sono, con le zampe d’argento.

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Poesia di Simone Cattaneo

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Poesia senza titolo di Simone Cattaneo da Peace & Love

A fine agosto il tuono morde i lampi prima che piova e
il cielo sembra sempre avere bisogno di un’autopsia,
cammino sulla strada crivellata di buche come fosse
un costoso tappeto cinese, la neve gialla è ancora lontana,
la luce pare un caleidoscopio difettoso ed io vado
dove i ragazzi hanno denti d’oro larghi come gonne a fiori
nessuno mi potrà più servire da bere vino tagliato con il solfato di rame
Ormai è un furto ogni prospettiva di fuga.

“Fuga” di Vincenzo Cardarelli

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Brevi sono le forme
che il caos inquieto produce.
La vita è fiamma vinta.
Ogni cosa è costretta
in uno spazio imperioso.
Ascese immani s’appuntano
al vertice di un’ora
per ricadere dolorosamente
in una perduta impotenza.
Se poi ci si rialzerà,
non è certo.
A volte il destino divaga.
Attese di anni non bastano
a dar tempo di giungere a un momento.
E noi stringiamo la grazia
come una mano che si ritira.

Poesia di Michelangelo

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Non altrimenti contro a sé cammina
ch’i’ mi facci alla morte,
chi è da giusta corte
tirato là dove l’alma il cor lassa;
tal m’è morte vicina,
salvo più lento el mie resto trapassa.
Né per questo mi lassa
Amor viver un’ora
fra duo perigli, ond’io mi dormo e veglio;
la speme umile e bassa
nell’un forte m’acora,
e l’altro parte m’arde, stanco e veglio.
Né so il men danno o ‘l meglio:
ma pur più temo, Amor, che co’ tuo sguardi
più presto ancide quante vien più tardi.

Due poesie di Libero de Libero

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il tuo coraggio vestito a nuovo
ti regali virgole all’erta
ti fai bello per un verso a passo
volante e getti un’ombra negli
occhi altrui ingoiando domande
e tu volevi mettermi in versi scelti
a vergogna delle guance e danni
a ritratto il tuo specchio rotto.
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Sonetto
(a Baba)

L’estate non finirà,
vivrà nella vite rugginosa,
nell’amaranto che me saluta,
nella collina che tu cercavi.
Io dico che l’estate durerà
nella nuvola fatua dei tuoi occhi,
nell’azzurra vacanza del mio giorno:
io dico che l’estate è superba
della tua bionda chioma,
quella sua dolce piega è un mio pensiero.
A tua lode mi fa carezze un’aria
e quanto da te colsi è stato un furto,
ma la spiga ormai secca che tu sei
della mia estate è una bella bugia.

Poesia di Michelangelo

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S’è ver, com’è, che dopo il corpo viva,
da quel disciolta, ch’a mal grado regge
sol per divina legge,
l’alma e non prima, allor sol è beata;
po’ che per morte diva
è facta sì, com’a morte era nata.
Dunche, sine pecata,
in riso ogni suo doglia
preschiver debbe alcun del suo defunto,
se da fragile spoglia
fuor di miseria in vera pace è giunto
de Pultim’ora o punto.
Tant’esser de’ dell’amico ‘l desio,
quante men vai fruir terra che Dio.

Poesia di Piero Bigongiari

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COL DITO IN TERRA di Piero Bigongiari

Le unghie crescono per additare qualcosa

al di là dell’indice e di qualsiasi indicazione
se le unghie seguitano a crescere anche ai morti,
le unghie crescono per grattare la notte dal giorno
ma anche per non lasciare nulla di intentato
sulla preda, se il giorno se n’è andato
con la sua spoglia e la morte ti è a lato
sorridente come l’angelo dal lungo passo
– ma sempre un po’ indietro – rispetto a Tobia.

Quale via più di questa impera col suo senso tra i morti
se il sorriso è rimasto tra i pruni – il nostro o quale? –
e i rovi sprizzano sangue a primavera…
Forse una traccia è rimasta di quel Dio che ha scritto
in terra dinanzi all’adultera da non lapidare,
forse la pietra da non raccattare porta quella scritta
che nessuno ha letto, ma nessuno anche
ha raccattato quel sasso, l’ha scagliato.

A fianco di quella scrittura quale scrittura è da porsi,
i polsi quale stanchezza della traccia sentono come energia?
O mia diletta, la terra che tu calpesti è incancellabile,
perché nessuno si pone a leggere sulla pietra del silenzio
irraccattabile se non con un bacio che ancora prolunga quel silenzio
che più non pesa, le lacrime che ti tolsi
dal cavo degli occhi sono pietre trasparenti – o forse parole impronunciate –
per aiutare quel Dio che ha scritto e riscritto, verso il suo ultimo non senso.

Poesia di Beppe Salvia

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Non luci non serene passioni di
nuda vastità dimorano gli uomini,
ma vagabonde mete ed improvvise
rauche voci come fosser nodi
d’un filo che circonda, perimetro,
la rete che pescano; refe, mite
artifìcio che sospirando filano
arcolai opachi come vetro,
e pur d’umane ammende è colma sfera
ogni speranza, lume nuovo vedo
nel filo del vetro, dietro la vera
vita la sorte ch’è un sospetto, sete
appagata d’altra sete, serica
brezza che muove cespi dell’erica
minuta; tela che ha perle rosee
luci serene occhi degli umani.

Il deserto guarda il cielo di Piero Bigongiari

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Guarda il deserto il cielo, e non traspare
né l’uno né l’altro: è la distanza
che scompare all’interno di se stessa
a equiparare il cielo a un cristallo
e il deserto a un divieto: è lo stesso
insistere che muta il suo inerire
allo sguardo. Così l’enigma è
qualcosa in cui l’occhio che vi scende
perde la sua parola. Non intende
il cielo che una voce sola, quella
del deserto, e non consola, né
si consola. Se è la voce solo
grado della speranza, e il più incerto