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poesia

3 di Carlo Emilio Gadda

Vengon di Lecco nuvole pesanti
Oscurandosi il dì roggio, affannoso
E mentre de’ villan sperdonsi i canti
Coglieli il primo soffio impetuoso.

La pioggia manda il suo profumo avanti,
Che s’affretti il rozzon lento, affannoso
Per le valli ed i pascoli sonanti
Anzi notte le mandrie avran riposo[.]

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poesia

3 di Beppe Salvia

Non ricordo se a Ponza c’era
la neve in quel mio sogno senza voci
da che mi son svegliato senza vera
voglia di far niente. E tutto il giorno,
anche con te che non smetti anche
di pensare, io non ho fatto niente
che vale la pena di ricordare.
È stata una giornata piena di vento,
e dietro ai vetri, al porto di nessuno,
soltanto le barche dondolavano,
m’ha fatto pensare mai a qualcuno,
soltanto vento, e poca luce dentro
e niente libri e pensieri e nemmeno
i soliti rumori degli alberghi.

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poesia

3 di Sergio Solmi

Se pur fatiche e sogni…

Se pur fatiche e sogni
e la mesta obbedienza me malvivo
fanno, e rare tue fronde, poesia,
un’ultima gaiezza mi soccorre
e brevemente il mio deserto illude.
Sorriso estremo, labile
zampillo d’acqua che dal perso tempo
smorzato appena insorge, e i duri raggi
del sole di mia vita
fa un attimo brillare,
ultimo dono dell’avara infanzia,
questo: giocare.

(1924)

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poesia

3 di Dario Villa

Lei tarda, e io mi becco sta fanfara –
nell’ostile botanica inurbata
allegre famigliole e cigni estivi
prendono il vento senza alcuno stile.

E scopro papere dietro le reti,
parco porco! e ombrellini colorati
mi smarrisco tra linee, forme, vuoti,
i pochi pieni, gli errori e la grazia.
Sono un signore vestito di bianco,
muto ed obliquo, avanzo tra magnolie
tirate a lucido, tra ombra ed incanto
e foghe che cominciano a cadere.

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poesia

3 di Guido Ballo

Sulla terra di Menfi

Sulla terra di Menfi
verso Selinunte
i carciofi si storcono
feroci al sole
con spine di ferro
e i fiori viola
lievi come le gentilezze
di scontrosi.

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politica e società

15 ottobre 2021, in memoriam

15 ottobre 2021
L’Italia è una repubblica fondata sul ricatto e sulla menzogna.
Ogni complice è corresponsabile. Non dimenticheremo mai.

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poesia saggistica

“Lettera a Lakis Proguidis” di Michel Houellebecq

Nel numero 9 di “L’Atelier du roman”, Lakis Proguidis s’interrogava sui rapporti tra la poesia e il romanzo, riferendosi in particolare ai miei scritti. La presente risposta è uscita nel numero 10 (primavera 1997), ed è stata ripubblicata in Interventions (Flammarion, 1998) e Interventions 2 (Flammarion, 2009).

Mio caro Lakis,

è da quando ci conosciamo che ti sento turbato dallo strano attaccamento (compulsivo? masochista?) che io manifesto a intervalli regolari per la poesia. Tu naturalmente ne indovini gli inconvenienti: inquietudine degli editori, sconcerto della critica; aggiungiamo per completezza che, da quando ho avuto successo come romanziere, i poeti mi danno sui nervi.

Così, a fronte di una mania da me assecondata con una tale ostinazione, ti fai legittimamente delle domande: domande che sono poi confluite in un articolo uscito nel numero 9 di “L’Atelier du roman”. Diciamolo senza mezzi termini: sono rimasto colpito dalla serietà e dalla profondità del tuo articolo. Dopo averlo letto, ho capito che diventava difficile continuare a far finta di niente; che dovevo, a mia volta, cercare di dare una spiegazione in merito alle domande che mi poni.

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poesia saggistica

“Jacques Prévert è un imbecille” di Michel Houellebecq

L’articolo è uscito nel numero 22 (luglio 1992) di “Les Lettres françaises”, ed è stato ripubblicato in Interventions (Flammarion, 1998) e Interventions 2 (Flammarion, 2009).

Jacques Prévert è uno di cui s’imparano le poesie a scuola. E s’impara che gli piacevano i fiori, gli uccelli, i quartieri della vecchia Parigi ecc. A lui l’amore sembrava sbocciare in un’atmosfera di libertà; più in generale, non nascondeva di preferire la libertà. Indossava un berretto e fumava Gauloises; a volte lo si confonde con Jean Gabin. Del resto è stato lui a scrivere la sceneggiatura di Il porto delle nebbie (Le Quai des brumes), Mentre Parigi dorme (Les Portes de la nuit) ecc. Ha scritto anche la sceneggiatura di Amanti perduti (Les Enfants du paradis), considerata il suo capolavoro.

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poesia

3 poesie di Frank Stanford

L’amico del Nemico

Il tuorlo mi è colato lungo la gamba
come una meravigliosa lumaca senza guscio,
scollina
presso la pentola, le futili ninfee
nelle labbra dei pesciolini dello stagno,
lungo il ventre della trota – i dominatori degli inferi
si tuffano, si perdono, finiscono
nella zampa della pantera zoppa
che si rincantuccia nella tana.
Quanto al bianco, è rimasto con me,
marchio della bestia, della nascita, della merce.

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poesia

3 di Emanuel Carnevali

LO SPLENDIDO LUOGO COMUNE

In questo albergo
Il capocameriere dice:
« Bella giornata, oggi! »,
e sorride con sentimento.
II capocameriere dice:
« Pioverà, oggi! »,
e si acciglia con garbo.
Sono i saluti di ogni giorno,
a ogni vecchia signora,
a ogni vecchio gentiluomo,
a ogni vecchio furfante,
a ogni giovane coppia –
a ogni cliente.

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poesia

2 di Bartolo Cattafi

All’alba

Piove ma me ne vado
metterò domani
le mie cose ad asciugare
faccia all’insù
o all’ingiù
a scolare
son un tipo aurorale
camionabile all’alba
arrotabile voglio dire
anche da una
banale bicicletta.

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poesia

Una di Knut Hamsun

Una cosa non capisco:
perché il grano viene mietuto e perché le foglie cadono?
Perché tutta la vita dell’estate si sbriciola in polvere?
Perché l’erba inverdisce per subito perire?
Penso a questo.

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poesia

Alcune di Marcello Moscatelli

E prima le cose erano semplici
gli amici erano amici
e i nemici erano nemici

Poi molti amici divennero nemici
e molti nemici divennero amici

e i più
divennero degli zombie

***

I migliori li hanno uccisi tutti
di botte come pasolini
di incidente come rino gaetano
di suicidio come luigi tenco
di precipitazioni
come Mattei
di malore come Pino Pinelli
di malelingue
come numerosi attori e cantanti
e di consunzione

e sono rimasti gli altri

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poesia

Una di Salvatore Toma

Com’è bello un paese
quando è libero
dai cani randagi!
ci va di ridere e di cantare…

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poesia

3 di Lidia Sella

Fra le brume dell’essere
si fa strada la poesia,
là dove il pensiero si aggrappa alle parole
e il respiro
la meraviglia
disegnano un “a capo”.
Fruscii di sogni
zaffiri della memoria
demoni sospinti verso rive di luce.
Colui che ha vissuto un’emozione
e chi ora ne afferra l’eco
avvinti nel medesimo incanto.
Trova una voce l’Universo,
quando vuole cantare,
e nella tua cella improvviso si spande
il chiarore di un istante lontano.

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poesia

Una di Luca Ormelli

La vecchiaia è una coperta
piagata di urina. E sarebbe già buona sorte…

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poesia

Una di Andrea Italiano

‘Dolcemente ucciditi’
padre
fallo con gran spargimento di sangue
e ucciditi…

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poesia

‘In grigio’ di Emanuel Carnevali

Il giorno mi pesa come una tonnellata di fumo.
Le cose già fatte sono
cadaveri che riempiono di miasmi
le grigie stanze dei miei ricordi.
Il futuro è una serie
di bambini nati morti.

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poesia

QUATTRO LIRICHE PER SIBILLA ALERAMO di Dino Campana

I

I piloni fanno il fiume più bello
E gli archi fanno il cielo più bello
Negli archi la tua figura.
Più pura nell’azzurro è la luce d’argento
Più bella la tua figura.
Più bella la luce d’argento nell’ombra degli archi
Più bella della bionda Cerere la tua figura.

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poesia

3 di Aldo Borlenghi

XXXV

Più che stella cadente, lesto scorre
il dì, e con lui un folto di viventi
cose s’annebbia: questo il cielo, sotto
cui più grave moto hanno altre vite.
Così ritrovo la mia: il giorno aperto
non imbrunisce per sempre, falsa legge
che muovon le passioni; e dura un patto
di pietra fuori di loro. Quanto
passato fatto pietà, e l’avvenire
aereo sciupa ogni slancio in un successo
lungo, uguale, di pietra; tale il cielo
e la natura, un naufrago la vita.