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Guardavo le tv del mondo. Cina, Africa, mondo arabo, l’area post-sovietica. Ma le tv dell’Occidente erano fisse sull’erede al trono d’Inghilterra…

Ieri sera ho vagato per le televisioni del mondo intero. Dalla Cina, all’Africa, al mondo arabo, all’immensa area post-sovietica. Una cosa accomunava tutte le tv dell’Occidente: la nascita, prima imminente, poi felicemente riuscita, del – se non erro – terzo erede al trono d’Inghilterra. Lasciamo stare gl’inglesi osannanti, ululanti e in lacrime, che a vederli sembravano selvaggi. Adoratori di totem, al momento ancora cittadini europei ma forse, tra non molto, cinquantunesimo stato americano (che è il posto giusto per loro).

E’ il resto che preoccupa, a cominciare dalla RAI, da Mediaset e da tutte le tv europee. Ore e ore di trasmissione per un totem che è stato innalzato tre secoli orsono e che prolifica rami, rametti, foglioline per adorazione, appunto, delle masse del villaggio globale.

Poi, mentre pensavo questa eresia, ho cambiato una cinquantina di canali. E ho visto che il resto del mondo, ciò che non è Occidente, di quel totem non sa nemmeno l’esistenza. Senza offesa per i “baluba”, ho l’impressione che i “baluba” siamo diventati noi. E vaglielo a spiegare ai leghisti che erano sicuramente tutti davanti a un televisore per sapere del principino. Tutti i dettagli.

La seconda notizia “epocale” che offriva il menu, ai baluba occidentali, era Papa Francesco che visitava Rio de Janeiro tra altre folle oceaniche che volevano fotografarlo. Niente da eccepire: papa Francesco pare meglio dei predecessori. E viaggia in FIAT- Chrysler. Spero che non finirà santo anche lui. Ma, anche qui, il villaggio globale non c’entra niente. Non c’è nessun villaggio globale. Le altre cento televisioni che ho esplorato non solo non avevano nessun principino, ma non avevano nemmeno Papa Francesco. Mostravano di tutto, schifezze e preghiere, pornografia e sapienza, attualità e comicità. Ma, anche se non capivo tutto, vedevo un altro mondo. Anzi: un mondo di mondi. Tutti più intelligenti dei rimbambiti che siamo diventati noi.

L’articolo originale lo trovate qui.

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