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Punto di partenza per una definizione del suo stile è il suo distacco dall’eredità musicale del Gruppo dei cinque. Koechlin scriveva:

“Non ritroviamo più ciò che avevamo tanto amato, ciò che ci sembra tipicamente russo: la sottigliezza sognante e nostalgica delle armonie cromatiche di Borodin, l’atmosfera modale di Musorgskij, il clima asiatico di Balakirev, e neppure il pittoresco di Sheherezade e del Capriccio Spagnolo di Rimskij-Korsakov, né infine l’equivalente dell’ammirevole berceuse dell’Uccello di fuoco di Stravinsky”.

L’affermazione, va ricordato, è degli anni ’50. In seguito, come abbiamo visto, il musicista si sarebbe riavvicinato alla tradizione russa (soprattutto Musorgskij); ma senz’altro il colore orchestrale, che nei suoi maestri aveva connotazione edonistica, diventa in lui un gioco di dissociazioni fatto talora di accostamenti comici e stridenti.

Nel vocabolario sonoro, perciò, confluisce di tutto, ma in modo omogeneo. L’insieme tuttavia non ha nulla di ottocentesco. A differenza di Mahler, Strauss, Skrjabin, ma anche di Suk, Szymanovski, Nielsen, Britten e in parte di Honegger, Sostakovich ha prosciugato il tratto romantico, tanto nelle parti dichiaratamente ironiche, quanto in quelle liriche; il musicista usa una bellissima immagine per parlare della disperazione che ha voluto esprimere in un passo della Sinfonia “Di Leningrado”: “dolore senza pianto”.

(…)

Sostakovich è anche un musicista difficilmente classificabile per i grandi contrasti del suo stile inconfondibile. Da giovane abbracciò il coté del circo, del varietà, del divertissement. Il banale e il triviale della musica leggera sono stati sollevati a livello d’arte grazie alla bizzarria fantasiosa delle elaborazioni.

La natura sinfonica di Sostakovich è connaturata alle sue contrappioste attrazioni: per lo scherzo buffo e grotteso, da un lato, e per il grigiore mortale, dall’altro. La sua tensione sinfonica spesso nasce alternando ironia e scherzo vitale a malumori abulici, angosciati e inconsolabili. In proposito c’è anche chi parla di bi- o tri-linguismo e di “polistilistica”.

FRANCO PULCINI -SOSTAKOVICH- EDT MUSICA 1988

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