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Mutano i giorni, il sole se ne va, poi ritorna, e con fatica

con penoso intenso sforzo, ricordo un angolo

della vivace Saddle Road inerpicata oltre la valle

della foglia-calma Santa Cruz, un passaggio con un ponte, a cui

la disperata memoria si aggrappa anche quando attraversa tutti

gli altri possibili luoghi; perché proprio questo qui?

Forse perché disincarna, neutralizza la distanza

con l’ombra delle foghe sulla strada e il ponte contro il sole,

dimostrando che resterà in ciascuna delle due direzioni,

lasciando la vita e sfiorando la calma dell’estinzione

con la beata indifferenza del ruscello che scorre

accanto al ponte e delle maculate colline di Paramin

e delle certezze (erano spesso segni di bontà)

che superano i nostri sguaiati bisogni e dell’ininterrotto amen

del fiumiciattolo fangoso. Perché la memoria è meno

del posto che vagheggia, da nessun luogo deriva la sua forma

se non per dire che perfino con la merda e l’affanno

di quelle ci facciamo a vicenda la beatitudine della corrente

contraddice la prosopopea della disperazione

con alcune scintillanti semplici cose, acqua, foglie, e aria,

che eccitano la dissoluzione pronta ad andare oltre la felicità.

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DEREK WALCOTT DA PRIMA LUCE – ADELPHI, 2001

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