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Sms indirizzato a una coppia di fidanzati neoingegneri par-

titì in Danimarca per contatti professionali, 19 giugno 2008,

ore 15.45.

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Ciao, darling, ho cercato di chiamarvi senza successo. Sem-

pre a Roma, l’odiosa lercia discarica umana, ora anche infuo-

cata dall’afa che ne esalta la puzza di piscio e perbenismo

andato a male, vivo soffocato da un’Italietta preda di una

morsa prefascista e populista, con la mafia che si è imposses-

sata dello stato e non fa niente per nasconderlo, stato tempe-

stato da vergognose leggi berlusconiane ad hoc che scivolano

giù come olio di ricino…

Non ce la faccio più nemmeno a

respirare quest’aria terronico-leghista, cafona, delinquenzia-

le, razzista, papalina, civilmente analfabeta e di tragicamen-

te inferiore spirito europeo; tale è la rabbia politica che né

dormo né vado di corpo, e nell’essere portatore forzato di

merda vecchia mi sento infine italiano anch’io.

Non tornate

qui, a costo di mantenervi io fino a che non vi siete sistemati,

l’Italia è un non luogo a misura di morti viventi, una persona

viva qui ha la fine segnata dal vampiro in agguato di sua

spettanza. Se appena potete, non sprecate la vita come me

dovendovi confrontare chissà ancora per quanti giorni con

l’agghiacciante sorriso di Schifani e di Ghedini! E baci.

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ALDO BUSI DA E BACI – IL FATTO QUOTIDIANO, 2013

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