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« Dottor Destouches, in letteratura Louis-Ferdinand Celine, lei ha

viaggiato molto al termine della notte, tutta la vita, e ancor più

credo, in questi ultimi anni. Ora ho l’impressione che lei sia ormeg-

giato sulla Senna in una casetta molto tranquilla; ha attorno i suoi

animali, ho visto un grazioso pappagallo azzurro, uccelli gialli, so-

no stata accolta da cani terrificanti, l’altro giorno ho visto un gatto.

Insomma, mi sembra che l’ambiente sia decisamente sereno. Non

vorrebbe, oggi dirci qualcosa su ciò che è stata, prima, la sua infan-

zia, e poi la sua duplice vocazione di medico e di scrittore? »

 

« Ah, signora, è molto semplice, buon Dio, avevo la voca-

zìone di medico e poi studiando medicina avevo delle diffi-

coltà economiche, nevero, che tutti, chi è nato povero, devo-

no avere e allora per risolvere quei problemi mi son detto

niente di meglio che fare un libretto e la mia ambizione in

quel momento era di eguagliare Dabit… »

 

« Oh, sì, mi piace molto. »

 

« Che aveva pubblicato dei libri, nevero. E allora ho det-

to ebbene voglio farne uno anch’io e poi allora… ma voglio

metterlo sotto il nome di mia madre, così nessuno saprà che

sono io, e ciò non mi creerà fastidi con la medicina. E allora il

libro è uscito, il Viaggio, e poi ha fatto tanto scalpore che mi

ha nociuto molto per la medicina. Ha talmente nociuto per la

medicina che, signora, sono stato costretto a lavorare nella

letteratura, sennò io non ci tenevo proprio. Allora, be’ ecco, è

tutto qui. Allora la letteratura be’ mi ha portato ad altri libri e

poi e poi a dei guai che lei conosce e poi tutto qui. »

 

« Sì, ma allora in quali condizioni è esplosa quella bomba che è

stato il Viaggio al termine della notte, con il quale lei ha

fatto davvero opera di innovatore? »

 

« Ah, bah, bah direi… buon Dio, è un dono che avevo, che

non presagivo, che mi irritava. Uno che si siede a scrivere

pensieri cari e a inviare messaggi, a raccontare, mi è sempre

sembrato ridicolo, e ancora me lo sembra, e insomma non è

serio ed ecco, nevero, è successo che mi mettevo a racconta-

re storie, con qualcosa di un tantino diverso. Be’ perché? Per-

ché devo avere un piccolo modo di vedere, di rimestare le

frasi in modo tale che non sono affatto come quelle che ci si

aspetta. »

 

« È vero, nessuno ha scritto, prima di lei, come lei. »

 

« Sì, ma non è tutto, è più complicato di così, perché ci ho

riflettuto spesso, ci sono arrivato perché mi hanno fatto delle

domande. Se non sono un pittore, quando vedo un albero lo

lascio in pace, non sono musicista, sento una canzone, la la-

scio in pace, dico è molto graziosa, be’ applaudo e poi: ‘Ah’

dico, ‘ecco un bel quadro’ ma insomma in fondo a me piace

molto la cromolitografia, e poi mi piace molto la Polka dei pat-

tinatori, il Danubio blu, la sinfonia di Beethoven, tutte queste

cose mi piacciono molto, lo dico, ma non mi viene voglia di

trasformarle, no, mentre la frase, signora, io la rimescolo, ho

voglia di lavorarla, allora, dato che ci sono costretto, be’, però

mi fa piacere. »

 

« Perché dice che ci è costretto? »

 

« Be’ perché ci sono costretto dalle circostanze, ci sono co-

stretto perché ho otto milioni di debiti, nevvero, sicché sono ben

costretto… »

 

« Devono averne venduti molti in tutto il mondo! »

 

«Ne hanno venduti molti, non hanno capito d’altronde,

ma insomma… era un libro comunistoide per quel che vuol

dire, era comunistoide – nemmeno i comunisti hanno capito

niente – era comunistoide e c’era una novità di stile, vale a

dire sempre lo stesso piccolo accorgimento di trasmettere l’emo-

zione del linguaggio parlato attraverso lo scritto. »

 

«Ah sì. »

 

«Be’, questo, capisce, questo non l’hanno capito, comin-

ciano un po’ in questo momento perché sono abbrutiti, alco-

lizzati e mangioni, non capiscono niente. Insomma, a poco a

poco ci si arriva, c’è già chi comincia a fremere un po’

somma la cosa è difficile, bisogna applicarsi, bisogna fare un

sacco di fatica, è fra il verso e la prosa… »

 

« SI »

 

«Un buffo affare, allora be’, per raccapezzarsi ci vuole

tempo anche e poi ci vuole isolamento, ci vuole solitudine, ci

vogliono un sacco di cose che non sono proprio nella norma,

che sono molto difficili. E allora non voglio dirlo perché si

deve togliere la fatica, dunque bisogna che non vedano la fa-

tica, bisogna che credano che è facile, nevero. »

 

« Vede, lei ha ancora molto lavoro da fare. »

 

«Sì, sì, sì, sì, sì. Ho sessantacinque anni, bisogna che mi

metta sotto. Sessantaseiesimo anno, a me questo non fa ride-

re. Lui… lui non lavora, lui. Non è qui per questo lui, ma io

sono qui per questo. Ma allora… in America, in Inghilterra o

in Russia, è lo stesso. I regimi in fondo sono menzogne che si

rifriggono agli uomini per nascondergli i loro istinti. In realtà

il circo romano aveva messo le cose a posto… allora

Panem et cirrcenses. »

 

« Sì, se non altro, non era ipocrita. »

 

«Ah no, Partem et circenses, basta questo, pane, e poi san-

le, ben gocciolante, dei gladiatori, ecco che cosa serve, gla-

diatori, ecco è tutto quello che si chiede. Insomma, tutto

quello che si dà qui non è… letteratura o strip-tease, è noio-

so, ecco. Mentre con una buona esecuzione, allora sì che si

vedrebbe il popolo soddisfatto… Domani si giustizia Celine

in place de la Concorde, lo si taglia a pezzi, del resto lassù

in place de Grève ci andavano continuamente, non facevano

altro… era una grande distrazione… Be’ credo che

abbiamo detto tutto. »

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LOUIS – FERDINAND CELINE DA POLEMICHE – GUANDA, 1995

 

 

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