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I sensi amarono ciò che amare altro non significava

che dimenticare e nascondere;

tutto si trasferì su quel vento;

il bisogno di amore

si identificò nella dolcezza inesprimibile

e nell’impotenza che dava il piacere di quel vento

la cui provenienza era ignota, e cosi la sua meta;

parve che altro non ci fosse al mondo;

non avremmo mai voluto ammettere ch’era un pretesto

la sua grazia fresca d’un fresco sconosciuto

capricciosamente divino, stabilito

da sempre e per sempre da una trionfante certezza,

dilagando come un’anima dai mille incerti modi

giù verso il fondo dell’Egeo;

non avremmo voluto ammetterlo e non lo era;

tutto il bisogno di essere altri

ed espandersi con una naturalezza

il cui raggiungimento avrebbe sconfitto anche la morte –

quella che ora il vento più di ogni altra cosa significava;

la resa di fronte all’impossibile;

lo scacco infinito e miserabile;

la degradante fatalità;

tutto si proiettava nel vento che scorreva

come una gemma che non sposa e non scioglie

su quelle isole deserte.

.

PIER PAOLO PASOLINI DA TRASUMANAR E ORGANIZZAR – GARZANTI, 1971

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