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La musica, prima di ogni altra cosa:

e per questo preferisci l’impari,

più vago e solubile nell’aria,

senza nulla in sé che pesi e posi.

 

E’ necessario poi che tu non scelga

le tue parole senza qualche errore:

nulla è più caro della canzone grigia

in cui l’incerto si unisca al preciso.

 

Sono occhi deliziosi dietro veli,

è la grande luce tremula del mezzogiorno,

è -in un cielo tiepido d’autunno-

l’azzurro brulichìo di chiare stelle!

 

Perchè vogliamo ancor la sfumatura,

non colore, ma solo sfumatura!

solo essa accoppia il sogno

al sogno e il flauto al corno!

 

Va più lontano possibile dall’assassina arguzia,

dal crudele spirito e dall’impuro riso,

che fanno piangere gli occhi dell’azzurro

e tutto quell’aglio di bassa cucina!

 

Prendi l’eloquenza e torcile il collo!

E farai bene, in vena d’energia,

a moderare un poco anche la rima.

Fin dove andrà, se non la tieni d’occhio?

 

Oh, chi dirà i torti della rima?

Quale bambino sordo o negro pazzo

ci ha plasmato questo gioiello da un soldo,

che sotto la lima suona vuoto e falso?

 

La musica, ancora e sempre!

Il tuo verso sia la cosa che va via,

che si sente fuggire da un’anima in cammino

verso altri cieli ed altri amori.

 

Il tuo verso sia l’avventura buona

sparsa al vento increspato del mattino

che va sfiorando la menta ed il timo…

E tutto il resto è letteratura.

.

PAUL VERLAINE DA UNA VOLTA E POCO FA – POESIE, NEWTON , 1989

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