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LA PASSEGGIATA

È già sera ormai. Camminiamo

per l’aperta piana della collina

sotto il vento.

Di là dalla valle

c’è il colore del tramonto.

Parliamo. Il cane corre avanti

fiuta il terreno

batte i cespugli, in cerca; scompare

in un chiasso di granturco. Sediamo

sulla costa accanto alla quercia. Affiorano

dal suolo tra l’erba e le ghiande

le radici. Da più di cento anni

vive l’albero, segna a distanza

la carraia di confine, e dà riposo

a chi è salito per l’erta. E altri anni

vedrà, dopo di noi; passare tra i rami

i giorni ignoti.

In due scendiamo sotto i boschi,

per i campi, calpestando

il trifoglio fiorito. Sulla frana

t’arresti, al verso della quaglia.

Il tuo cane s’appiatta, in un fremito.

Inutile col vento. C’è un odore

di musco, di legno umido,

come d’autunno, quando sta per piovere.

Fa tuono sui monti. Una crepa di fulmine,

e il tuono. Ora scendono i compagni.

Non si odono le voci: li scorgo parlare

gestire, piccole figure

sull’alto pendio; salutarci

con la mano levata,

chiamare, ridere senza rumore

lievi, remote,

e sopra di loro il cielo

e la luna e il colle antico.

Ecco, giungono. Bacio un viso fresco,

sento i suoi capelli, la voce

dire il mio nome, e nell’aria

disperdersi… Ora torniamo. Si smarrisce

il giorno tra viola e cupo.

Andiamo a fianco a fianco verso casa.

Li guardo allontanarsi per la piana

volti amici, sereni, una sera.

.

POESIE 1954-2013, OSCAR MONDADORI – 2013

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