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Grazie sien rese ai ciechi
iddii ridenti, che il poeta trassero
di morte e dalla nera muda al gaio
giorno del camerone dove cantano
i giovinetti partigiani.
Aprile
dolce dormire, s’anche aspra s’ingorga
nelle bocche di lupo la sirena,
passa la conta, o sparano i tedeschi
sulle mura. Reclino
sul gomito piegato il mallo vergine
della capigliatura, dentro il sonno
fiducioso calati come in grembo
della madre al lontano
tempo dell’altra vita, oggi vi guardo
miei quasi figli, fatti miei fratelli
da antica giovinezza che m’ha gonfio
il cuore all’improvviso, poi che il raggio
di miele della primavera cola
tra le sbarre, sull’impiantito stampa
riquadri luminosi alle nostre
gracili vite a oscuro esito offerte
misura a lento passo eguale giorno.

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