CHARLES BUKOWSKI scrive una lettera a John William Corrington, il 14 febbraio 1961, sulla prosa che starebbe contaminando la poesia:

“Caro sig. May,

Le scrivo a proposito di “Essay on the Recent History of Immortality” di Robert Vaughan, e non so davvero da dove cominciare. Immagino che Robert V. sia un intellettuale e una persona seria (so che è il caporedattore di una rivista), e che abbia saldi valori morali e abbia studiato la poesia in maniera molto più approfondita di me. Ed è proprio qui che cominciano le mie difficoltà. Se qualcuno è mai stato costretto a seguire una lezione di poesia, o ha commesso l’errore di partecipare a una serata di poesia, gli è stato sicuramente fatto notare quale sia l’approccio più opportuno” all’arte e alla poesia, e, se posso usare un termine desueto… a me NON ME NE FREGA UN CAZZO di nessuno dei due problemi. Vaughan e i professori che tengono quei corsi fanno un gran parlare del fatto che LA PROSA SI STA INFILTRANDO SEMPRE PIÙ NELLA POESIA! Maledizione, noi lavoriamo tanto sulle nostre IMMAGINI, e un tale viene a dirci che… tutto quel che importa è una carriola rossa lasciata in cortile a riempirsi di pioggia. Non sono queste le parole esatte, ma non ho tempo di andare a controllare la mia copia di Williams. Era Williams che diceva così, vero? Va be’, comunque: una frase prosastica all’interno di una poesia sembra dare un gran fastidio ai redattori (“È bellissimo, ma non è poesia!”), così come ai Vaughan e ai professori. Ma io mi domando: perché no? Che cazzo c’è di male in una frase in prosa lunga 6 o 7 o 37 righe spezzata per maggior leggibilità e chiarezza nei “versi” tipici della forma-poesia? Finché dice quello che vuole dire, e lo dice altrettanto bene, o persino meglio, di quanto farebbero una struttura e un suono che dicano esplicitamente QUESTA È UNA POESIA: STATEMI A SENTIRE. Cosa c’è che non va In un racconto di 7 righe o un romanzo di 37 collocati all’interno della forma-poesia, se questa forma li rende più leggibili di quanto sarebbero se fossero un blocco unico, una frase o un paragrafo di prosa normale? È sempre necessario DEFINIRE E CLASSIFICARE ciò che facciamo? Santo cielo, l’ ARTE non può essere ARTE senza un programma, senza numeri? (…)”.

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