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Dove il pallido taglio abbrividente
morde il ghiacciaio (e ne profondano
ombrati abissi, gorghi
di celesti aniline),
dove il silenzio dorme in sé racchiuso
come il macigno (e a pena
lo riga il frullo a picco
di due pernici, il bombito
della pietra cadente),
lassù, nell’aerea luce d’argento
dove il respiro dolcemente affanna,
ah, più non ne ritorni indietro, mano
a mano uniti, e per sempre trascolori in gelida
rapita altezza
ogni troppo dolente amore umano.

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