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Le tecniche degli extracomunitari
cambiano da paese a paese,
perché ci sono vari
tipi di pericoli e di offese.

A Milano li ho visti in una via
girare intorno alle abitazioni
per sfuggire alle ricognizioni
della polizia.

A Monaco alloggiavano, privi
di documenti, in tuguri
deserti, e sono stati bruciati vivi
mentre s’arrampicavano sui muri.

A Parigi i sans papiers
sono stati fatti prigionieri
in chiesa: il Dio dei bianchi non è
il dio dei neri.

Con questa poca
simpatia, perché
tornano qui in eterno
a tutti i costi?
Ci son tanti posti
migliori dell’Europa
Per esempio, l’inferno.

Risponde un senegalese autore
di un libro pubblicato da Garzanti
col titolo Io, venditore
di elefanti:
racconta che in un cassonetto
d’immondizia
ha trovato un televisore
e di sera lo guarda con un gruppetto
di connazionali, in letizia:

filmetti e partite e ballerine
e giochi a premi e pubblicità.
Ah,
vorrebbe che non avesse mai fine.

Se qualcuno si addormenta, a notte tarda,
lui gli dà un pizzicotto: “E guarda!”.

È un peccato perdere il bijou
della nostra civiltà,
potresti non rivederlo mai più
né nel mondo di qua né nel mondo di là.

L’Europa è un centro fisso
dei loro sogni.
Ma non gli europei.
L’Europa è un paradiso
popolato di demòni.

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