Poesia di Attilio Lolini

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Pistacchi di Attilio Lolini

È bene assopirsi
alle dieci di mattina
sgranocchiare pistacchi
nei giorni senza ore

rovistare cassetti
raccogliere scontrini
liberare le voglie
dalle lunghe foglie.

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Poesia di Attilio Lolini

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Ossigeno di Attilio Lolini

Ricorda qualcosa
non ricordare è meglio

la luna insolente
d’una notte sghemba

ascolta la città che respira
con la mascheda d’ossigeno

s’apre come un carillon
la scatola della memoria

del tempo passato
che si volgeva in sogno

Poesia di Michelangelo

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S’è ver, com’è, che dopo il corpo viva,
da quel disciolta, ch’a mal grado regge
sol per divina legge,
l’alma e non prima, allor sol è beata;
po’ che per morte diva
è facta sì, com’a morte era nata.
Dunche, sine pecata,
in riso ogni suo doglia
preschiver debbe alcun del suo defunto,
se da fragile spoglia
fuor di miseria in vera pace è giunto
de Pultim’ora o punto.
Tant’esser de’ dell’amico ‘l desio,
quante men vai fruir terra che Dio.

Poesia di Piero Bigongiari

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COL DITO IN TERRA di Piero Bigongiari

Le unghie crescono per additare qualcosa

al di là dell’indice e di qualsiasi indicazione
se le unghie seguitano a crescere anche ai morti,
le unghie crescono per grattare la notte dal giorno
ma anche per non lasciare nulla di intentato
sulla preda, se il giorno se n’è andato
con la sua spoglia e la morte ti è a lato
sorridente come l’angelo dal lungo passo
– ma sempre un po’ indietro – rispetto a Tobia.

Quale via più di questa impera col suo senso tra i morti
se il sorriso è rimasto tra i pruni – il nostro o quale? –
e i rovi sprizzano sangue a primavera…
Forse una traccia è rimasta di quel Dio che ha scritto
in terra dinanzi all’adultera da non lapidare,
forse la pietra da non raccattare porta quella scritta
che nessuno ha letto, ma nessuno anche
ha raccattato quel sasso, l’ha scagliato.

A fianco di quella scrittura quale scrittura è da porsi,
i polsi quale stanchezza della traccia sentono come energia?
O mia diletta, la terra che tu calpesti è incancellabile,
perché nessuno si pone a leggere sulla pietra del silenzio
irraccattabile se non con un bacio che ancora prolunga quel silenzio
che più non pesa, le lacrime che ti tolsi
dal cavo degli occhi sono pietre trasparenti – o forse parole impronunciate –
per aiutare quel Dio che ha scritto e riscritto, verso il suo ultimo non senso.

Poesia di Beppe Salvia

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Non luci non serene passioni di
nuda vastità dimorano gli uomini,
ma vagabonde mete ed improvvise
rauche voci come fosser nodi
d’un filo che circonda, perimetro,
la rete che pescano; refe, mite
artifìcio che sospirando filano
arcolai opachi come vetro,
e pur d’umane ammende è colma sfera
ogni speranza, lume nuovo vedo
nel filo del vetro, dietro la vera
vita la sorte ch’è un sospetto, sete
appagata d’altra sete, serica
brezza che muove cespi dell’erica
minuta; tela che ha perle rosee
luci serene occhi degli umani.

Il deserto guarda il cielo di Piero Bigongiari

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Guarda il deserto il cielo, e non traspare
né l’uno né l’altro: è la distanza
che scompare all’interno di se stessa
a equiparare il cielo a un cristallo
e il deserto a un divieto: è lo stesso
insistere che muta il suo inerire
allo sguardo. Così l’enigma è
qualcosa in cui l’occhio che vi scende
perde la sua parola. Non intende
il cielo che una voce sola, quella
del deserto, e non consola, né
si consola. Se è la voce solo
grado della speranza, e il più incerto

Poesia di Libero de Libero

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Amici

Erano tanti gli amici
e senza notizie ognuno partì,
altri andare vedrò nella notte
che viaggia come un treno
e fiato non avrò per salutare.
La morte non ha simpatie,
fa come la luce col frutto,
acerbo maturo distrutto.
E il mondo quello non è:
che guardi dalla soglia goloso,
porta un volto la gente
e non più volto domani,
accade anche ai fiori nel vento.
Rondini morte sono gli amici
che danno piume alla mia luce
me il tempo farà
una secca effige e lontana.

Poesia di Carlo Betocchi

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RITORNO A CAMPOBASSO

Su, pensaci bene; ricordati,
di qui sei passato, su questo
scalino corroso il piede ponesti,

c’era quell’alberello triste,
al crocevia, sulla fontana,
la ragazza col secchio, dalla bruna

testa rivolta nel bianco
cieco d’un’impavida rovina
muro, su, in un cupo spicchio

d’azzurro; e la rapida occhiata,
e quel picchio, ricordi? di bambino
che d’un ferro batteva lo scalino

e tu gli domandasti: – Non vai,
a scuola? – Aspetto mamma, disse,
che ancora non compra le scarpe.

Poesia di Simone Cattaneo

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Gli assassini marciano sicuri nelle strade,
le vittime sono state sterminate, ora forse inizieranno ad
uccidersi fra loro. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
Senti il petto salire in gola quando ascolti quella canzone,
rischi di schiattare vecchio compare, non hai più il potere di
una volta. Daremo una lezione a quei marocchini della stazione,
bimbo muscoloso dai succhiami tutto, ti verrò sul petto glabro ma
non sono gay, è un gioco di una sera nata stanca.
glio ancora una sferzata d’amore, voglio essere perseguitato
da te come un giocattolo rotto, fulmini in Gennaio
rischiarano Aprile e tutte le ossa trovano calore in Ottobre,
squarci sulla pelle senza nessuna cura, il mio corpo è uno
stagno profondo, lì si nasconde la balena bianca. Buttaci
monete e raccogli sassi per iniziare da dove si è arrivati: uomo nero.

È l’istante che è eterno di Piero Bigongiari

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È l’istante che è eterno: non ha fine
che fuor di sé; esplode nel suo interno
il segno, il sogno, di ciò che non è
il tempo, la cui aureola già si attenua.

Il vento che se fatto impetuoso
mescola fuoco e cenere, intriga
nel suo più ingeneroso antiattimo
il suo ormai impossibile riposo.

Sono qui, tu gli gridi, sono qui,
i nidi sono pieni degli implumi
che attendono le ali tra i barlumi
della tempesta. È ciò che di me resta

degli istanti fatali di una festa
racchiuso nei suoi numeri immortali.
Il piede già non calpesta le orme
della sua ultima mutazione.

Tutto dorme, anche la felicità
in questo tramutarsi delle forme
nella loro forse ultima realtà.

22 settembre 1997

Poesia di Pietro Tripodo

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Solitudine scende o nell`autunno

Solitudine scende o nell’autunno
vediamo gli anni della nostra vita
o splende inverno che il florido tempo
cancella, non dissimili da foglie
di platani siamo o dall’incedere
avvinto di quelle stagioni eguali
e anche così contro la riva frangono
once di tempo e sabbia le correnti.
In acque limpide i paterni sogni
ripercorro, nei mari perigliosi
che sempre l’uno nell’altro si versano
ora ch’è presto, barche variopinte
alla scogliera celeste degli anni
non sommessi alla giustizia del tempo.
Purpurei addii l’autunno distilla
come le ere la sabbia intempestiva
che svelta colma età d’uomo e sconfitte.

Poesia di Giuliano Goroni

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VIVE D’ASCOLTI, IL PAESE TRA LE CASE

Vive d’ascolti, il paese tra le case,
quasi un firmamento cui nessuno
più concede il proprio stupore
e fin dai primi lampioni mi viene
chiedendo scusa dei suoi ricordi,
vuole essere capita ogni apparenza
e un alveare di chimere vere,
dietro il dispettoso sangue, intimo
e lontano, del doppio filare
delle finestre accese. In quel poco
tinnire di faccenda, nell’agile
dovizia verde del maggio, del tiglio,
che più uno fa, quel solo presente e
più ombra, i muri, donano ai muri.

Poesia di Nedda Falzolgher

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La terra

Ti ho respirata con l’alba
per non destarmi sola,
e ti ho chiamata nelle notti amare,
sorda di pietre e giovane di stelle
sotto il cielo che scende e non consola.
Ho veduto nel mio pianto infantile
tutti i colli velarsi e lontanare;
ho udito cantare gli uomini
per non sentirsi morire.
E la mia carne ti ritrovi,
o benedetta nei fiori e nei rovi,
terra, unico amore.